Sì all’obbligatorietà delle principali vaccinazioni pediatriche

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Anche la SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, sostiene con decisione l’iniziativa del Ministro della Salute relativa all’obbligatorietà delle principali vaccinazioni pediatriche per l’iscrizione scolastica e chiede che lo stesso obbligo sia esteso a tutto il personale che lavora nelle stesse. Questa misura, presa in accordo con altre Società Scientifiche e Mediche, risulta necessaria in considerazione del calo preoccupante delle coperture vaccinali osservato negli ultimi anni in quasi tutte le Regioni e Province Autonome italiane anche per i vaccini obbligatori e raccomandati dal calendario d’immunizzazione.

La posizione delle Società firmatarie deriva da consolidate evidenze scientifiche per cui i vaccini devono essere considerati fondamentali strumenti di prevenzione primaria nella lotta a numerose infezioni e malattie infettive di grande impatto sanitario, sociale ed economico per l’intera collettività: il loro razionale utilizzo è mirato al fine di conseguire importanti risultati di Sanità Pubblica, quali il controllo e l’eliminazione e delle malattie per le quali sono stati disegnati.

Non si può ignorare come il loro appropriato utilizzo non solo rappresenti un’opportunità di protezione individuale ma garantisca tutela di salute per l’intera popolazione, grazie ai ben noti benefici diretti e indiretti ottenibili da programmi mirati di vaccinazione. Le solide evidenze scientifiche ad oggi ottenute (sia in ambito di ricerca clinica sia nella pratica assistenziale) circa la sicurezza e l’efficacia dei vaccini disponibili, confermano le attuali raccomandazioni previste all’interno dei programmi d’immunizzazione esistenti nel nostro Paese.

Inoltre, il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 indica come prioritario integrare l’offerta vaccinale universale con interventi individuali rivolti alle persone più vulnerabili, compresi i soggetti a maggior rischio per specifiche co-morbosità e condizioni parafisiologiche (ad esempio, la gravidanza). Tra questi individua gli operatori scolastici come una popolazione a rischio per esposizione professionale che può beneficiare di determinate vaccinazioni previste nel calendario vaccinale in età pediatrica, poiché il contatto con bambini rappresenta un rischio sia di contrarre patologie infettive proprie di questa fascia d’età sia di trasmetterle a soggetti terzi suscettibili.

La discussione circa l’obbligo vaccinale è, peraltro, attuale in seno alle principali Società Scientifiche italiane della Sanità Pubblica anche per la categoria degli operatori sanitari, ad aumentato rischio di esposizione professionale per malattie prevenibili con vaccinazione rispetto alla popolazione generale, come dimostrato dai recenti casi di trasmissione nosocomiale di morbillo in Italia: le evidenze correnti dimostrano come l’accettazione delle vaccinazioni in questo gruppo non sia ottimale e, in alcuni casi, largamente insoddisfacente, anche ai fini della protezione dei pazienti.

La strategia dell’obbligo vaccinale deve essere sostenuta nell’interesse non solo delle popolazioni destinatarie dell’intervento vaccinale ma anche dell’intera comunità, contribuendo così a ridurre il rischio di trasmissione di pericolosi agenti infettivi nel nostro Paese.

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