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Anziani e demenza: un tablet può aiutare

Filed under In evidenza, Lifestyle, Salute

L’utilizzo di tablet per terapie musicali o artistiche può essere efficace per gestire l’agitazione tra i pazienti con demenza, secondo un nuovo studio.

L’uso del tablet può essere utile anche nei più anziani, anche in quelli con demenza severa, ha detto Ipsit Vahia, della McLean Hospital, negli Stati Uniti, che ha col suo team ha fatto una ricerca basata su precedenti studi secondo cui arte, musica e altre terapie simili possono ridurre efficacemente i sintomi della demenza, senza farmaci.

Utilizzando i tablet e impiegando queste terapie, pazienti e operatori possono anche beneficiare della  flessibilità intrinseca di un computer.

Il tablet dà la possibilità di passare da un’app a un’altra facilmente, modificando la terapia senza soluzione di continuità per soddisfare l’individuo.

I ricercatori hanno caricato un menu di 70 applicazioni su dei tablet per lo studio. Le applicazioni variavano notevolmente nella loro complessità cognitiva, si andava da una app che visualizzava le foto di un cucciolo a una con i puzzle di Sudoku.

I ricercatori hanno trovato che l’uso del tablet era sicuro per ogni paziente, indipendentemente dalla gravità della demenza e che, con un’adeguata sorveglianza e formazione, il tasso di interazione con i dispositivi era quasi il 100 per cento.

Lo studio inoltre ha trovato che il tablet era efficace nella riduzione dei sintomi dell’agitazione.

Ipsit Vahia ha raccontato di un paziente, che parlava solo rumeno ed era molto chiuso e irritabile: i farmaci erano inefficaci nel controllare i suoi sintomi.

Abbiamo iniziato mostrando video clip su YouTube e il suo comportamento è cambiato istantaneamente, ha detto il ricercatore.

Migliorato il suo stato d’animo, il paziente è diventato più interattivo.

Il paziente e il suo team di supporto medico hanno anche iniziato a utilizzare una app di traduzione in modo che il personale potesse fare  domande semplici in rumeno, facilitando l’interazione.

La ricerca è stata pubblicata su ‘The American Journal of Geriatric Psychiatry’.

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