“Referendum costituzionale”: come gestire gli investimenti e il rischio

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Investitori: come gestire il rischio “Referendum costituzionale”

 

a cura di Marco Jean Aboav, Head of Asset Allocation in Moneyfarm

 

 

L’esito del referendum costituzionale italiano potrebbe impattare sui mercati finanziari cosi come sugli equilibri futuri dell’Unione Europea. Ma in pochi ne hanno realmente colto la portata e le possibili implicazioni.

Di cosa tratta il referendum?

Il 4 dicembre gli italiani sono chiamati principalmente a decidere in merito alla riforma costituzionale relativa al Senato e ai suoi poteri. In particolare il testo della riforma, prevede disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione. Non sarà necessario il raggiungimento del quorum, quindi diversamente dal referendum abrogativo vincerà l’opzione che ha ottenuto la maggioranza dei voti a prescindere dal numero di votanti.

Tuttavia ciò che lo rende ancora più interessante è la dichiarazione di intenti del premier Renzi, pronto a dimettersi qualora la Riforma in questione non dovesse passare, anche se recentemente questa posizione non è stata più citata dal premier. Ed essendo Renzi un convinto europeista, il voto in favore o in sfavore alla riforma, potrebbe avere indirettamente delle conseguenze a livello europeo e sollevare il tema mai sopito della presenza o dell’uscita dall’Unione Europea.

In che modo il referendum può impattare gli investimenti.

 

Il clima di incertezza che potrebbe seguire all’esito del referendum potrebbe condizionare i mercati; poter contare su un portafoglio in linea coi tempi, sarà essenziale per gli investitori italiani e non solo. Potenzialmente potremmo assistere alla perdita di valore dei Titoli di Stato italiani e più in generale ad un diffuso pessimismo sull’Italia da parte degli investitori. Il tutto in un contesto piuttosto complesso, basti pensare alle delicate negoziazioni sulla Brexit e ai sentimenti antieuropeisti di altri Paesi europei.

Il nostro consiglio è di mantenere posizioni conservative e ridurre al minimo i rischi. Ci sono più rischi che guadagni in queste situazioni, e solo un portafoglio con una diversificazione globale consentirà agli investitori di gestire al meglio i rischi connessi alla volatilità che potrebbe presentarsi nel prossimo trimestre.

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