Aziende migliori: giù il petrolio, su la tecnologia

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Quali erano le 5 aziende di maggior valore nel 2006 e quali sono nel 2016

A cura dell’Ufficio Studi di P101

Dagli smartphone e dai social media fino alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale, il mondo in cui viviamo oggi è dominato dalla tecnologia e sembra molto diverso da come appariva solo 10 anni fa. Nel 2006, il gigante petrolifero ExxonMobil era in testa alla lista delle aziende più quotate del mondo e Microsoft era l’unica azienda tech ad avvicinarsi al vertice di questa classifica. Fast forward ad agosto 2016: Apple, Alphabet di Google, Amazon e Facebook dominano la lista, mentre ExxonMobil è l’unica compagnia petrolifera rimasta nella top five, come sottolinea un recente articolo sulle pagine del World Economic Forum.

 The age of tech

Image: Statista

Infatti per un breve momento il 1 agosto 2016, dopo che i profitti della ExxonMobil sono crollati, il gigante del petrolio si è trovato al sesto posto, dietro Amazon e Facebook. Secondo Slate è la prima volta in cui le cinque società di maggior valore al mondo sono tecnologiche. E quando le “Big Five” – le cinque più grandi compagnie tech statunitensi – superano tutti gli altri in termini di valore di mercato, non si può non affermare che il momento sia culturalmente rilevante, anche sul fronte degli investimenti.

Insomma, c’è grande positività tra gli investitori nei confronti delle aziende che si occupano di innovazione tecnologica. E questa fiducia non è risposta casualmente: “The Global 2000”, il ranking annuale di Forbes delle società più grandi e potenti del pianeta vede moltissime realtà tech tra le prime linee: basti pensare che la sola Apple è ben all’ottavo posto.

E in Italia? Anche nel nostro paese la situazione sta evolvendosi rapidamente: l’ultima edizione della “Technology Fast 500 Emea” di Deloitte, che premia le 500 aziende tecnologiche internazionali con la più veloce crescita di fatturato negli ultimi 4 anni, vede in classificasette aziende italiane di cui una entro i top 20 e quasi tutte entro i primi 80 posti. Una conquista importante per queste start-up tecnologiche che hanno dimostrato un tasso di crescita decisamente incoraggiante, come affermato da Alberto Donato, Partner Deloitte e responsabile italiano Technology Media & Telecommunication (Tmt).

Ma non si pensi che le “migliori” aziende tecnologiche di oggi – in termini di grandezza, posizione nello stock market o rapidità di crescita – siano necessariamente anche i big di domani. Come ha sottolineato Joe Schoendorf – partner del colosso americano del venture capital Accel – durante Viva Technology – la conferenza parigina che riunisce i principali player mondiali della trasformazione digitale – “nessuno è al sicuro (dalla digital disruption). Quando sono arrivato nella Silicon Valley, la realtà dominante era IBM, oggi, IBM e le altre aziende che erano al top non sono più tra le principali. Non è possibile affermare che gli operatori dominanti di oggi lo saranno per sempre.”

Insomma, la trasformazione digitale dovrebbe sempre essere nell’agenda di ogni CEO, perché l’unico modo per garantire la sopravvivenza di una realtà tecnologica (e non) è l’innovazione continua, la ricerca di soluzioni sempre nuove per migliorarsi, mutare forma, adattarsi ai cambiamenti del mercato e, meglio ancora, anticiparli.

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