Patrick Hardison, il trapianto che dà speranza

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Un anno fa, Patrick Hardison, un uomo di 42 anni, era stato sottoposto al trapianto del viso più complesso mai eseguito al mondo. Dal 2005, c’erano state decine di trapianti in tutto il mondo, ma Hardison era stato il primo ad aver fatto un trapianto anche del cuoio capelluto e delle palpebre.

Ora, in un’intervista rilasciata alla CNN, l’americano ha detto che per la prima volta in 15 anni si sta sentendo come una persona normale, da quando un edificio in fiamme era sprofondato su lui, nel 2001, mentre cercava di spegnere un incendio, come vigile del fuoco volontario.

Il trapianto era stato eseguito nella NYU Langone Medical Center di New York, negli Stati Uniti. L’intervento era durato 26 ore e aveva coinvolto un team di più di 100 medici, infermieri e assistenti tecnici.

Prima del trapianto, il pompiere aveva fatto 71 chirurgie ricostruttive, senza risolvere i suoi gravi problemi.

Ora, a parte il problema dell’apparenza, può mangiare, vedere, sentire e respirare normalmente.

Divorziato e con cinque figli, l’uomo ha detto che alcuni dei migliori momenti della sua vita familiare hanno avuto luogo dopo l’intervento chirurgico.

Il pompiere non ha cicatrici sul suo volto e, anche se la sua nuova funzionalità è simile alla precedente, ha alcune caratteristiche del viso molto diverse dalle sue originali. Ad esempio, gli occhi, adesso, sono più piccoli e il volto è più rotondo, ma colore dei capelli è lo stesso.

Fino al suo intervento, egli non poteva socchiudere gli occhi, nuotare o guidare. Aveva perso le palpebre, le orecchie, i capelli, le labbra e la maggior parte del suo naso.

Secondo NYU, il valore stimato per un trapianto di questo genere è di 1 milione di dollari, ma, nel caso di Hardison, l’ospedale ha coperto i costi.

“Dopo il mio incidente, la mia vita era davvero difficile. Ho odiato la vita. Oggi sono qui perché voglio far vedere che ci può essere speranza”, ha detto il pompiere, aggiungendo di essere particolarmente orgoglioso di condividere la sua storia con gli altri feriti dei vigili del fuoco, dei soccorritori e dei militari degli Stati Uniti.

“Se condividere la mia storia può aiutare una sola persona …vale la pena”, ha continuato.

“Ora ho speranza e voglio aiutare coloro che sono feriti, convincendoli che c’è speranza anche per loro”, ha detto.

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