Nei melograni il composto che contrasta l’invecchiamento

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Alcuni ricercatori svizzeri hanno trovato che un componente dei melograni, trasformato dai microbi nell’intestino, può proteggere da una delle principali cause di invecchiamento.

Mentre invecchiamo, le nostre cellule sempre più faticano a riciclare le loro centraline, i mitocondri.

Quando questi non sono più in grado di svolgere la loro funzione vitale si accumulano nella cellula, hanno detto i ricercatori.

Questo influisce sulla salute di molti tessuti, compresi i muscoli, che si indeboliscono gradualmente nel corso degli anni.

Un accumulo di mitocondri danneggiati si sospetta che abbia un ruolo anche in altre malattie dell’invecchiamento, come il morbo di Parkinson.

Gli scienziati del Politecnico federale di Losanna (EPFL) e della società Amazentis, in Svizzera, hanno detto che un composto dei melograni (l’acido ellagico) nell’intestino promuove la formazione di una molecola chiamata urolitina A che, da sola, riesce a ristabilire la capacità della cellula di riciclare i componenti dei mitocondri difettosi.

“È la sola molecola nota che può rilanciare il processo mitocondriale di pulizia, altrimenti noto come mitofagia”, dice lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista ‘Nature Medicine’.

I ricercatori hanno iniziato da testare loro ipotesi sul verme nematode C elegans, un animale  largamente impiegato nella ricerca biologica, che dopo soli 8-10 giorni è già considerato anziano.

La durata della vita dei vermi, che molto hanno in comune con gli esseri umani. esposti all’urolitina è aumentata di oltre il 45 per cento rispetto al gruppo di controllo, hanno detto i ricercatori.

Negli studi del roditore, come in quelli fatti sul C elegans, è stata osservata una significativa riduzione del numero dei mitocondri danneggiati.

Nei topi più vecchi, di circa due anni di età, c’è stato il 42 per cento di miglioramento nella resistenza rispetto al gruppo di controllo formato da topi della stessa età.

I ricercatori stanno attualmente conducendo primi trial clinici per testare la molecola sugli esseri umani.

Il melograno non contiene la molecola, ma è il suo precursore. Il composto della frutta viene convertito in urolitina A dai microbi che abitano nell’intestino.

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