Gran Bretagna: vogliono un secondo referendum su Brexit

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I ministri degli Esteri dei sei paesi fondatori della Comunità economica europea sabato a Londra hanno chiesto di attivare appena possibile il processo di uscita della Gran Bretagna dalla Comunità, dopo che i cittadini britannici col loro referendum si sono espressi per l’uscita dall’Unione.

“Il processo deve iniziare appena possibile”, ha detto il capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier, alla fine della riunione d’emergenza tenuta a  Villa Borsig, la residenza degli ospiti del Ministero degli esteri tedesco, alla periferia di Berlino.

“Spero che non si giochi al gatto e al topo” ritardando i negoziati, ha commentato il ministro lussemburghese, Jean Asselborn. “Qui ci deve essere chiarezza”, ha osservato.

UN SECONDO REFERENDUM

Intanto, dopo la vittoria di misura (51,9%) a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea (UE), più di 2 milione e mezzo di britannici vogliono un secondo referendum sull’Unione europea e hanno promosso una petizione online.

Perché il governo britannico risponda è necessario che la petizione raggiunga almeno 10 000 firme. Se saranno raccolte 100.000 firme, la petizione dovrà essere discussa in Parlamento.

Ora, pare che questa petizione abbia già raggiunto alla grande i numeri per essere discussa da Westminster.

I promotori della petizione vogliono che il governo britannico organizzi un secondo referendum sulla questione, dopo che il primo ha raggiunto un tasso di partecipazione del 75% e nessuno schieramento  ha avuto il 60% dei voti.

Con la petizione si chiede al governo di stabilire la regola per cui, se si raggiunge una maggioranza inferiore al 60 per cento, con un’affluenza sotto quota 75 per cento, la consultazione deve ripetersi.

Sul sito petition.parliament.uk le firme aumentano continuamente.

UN PAESE DIVISO

Secondo i dati ufficiali, il 72% dei britannici ha preso parte alla votazione e il 51,9% dei votanti si è espresso per un’uscita dall’Unione europea.

Oltre ad essere relativamente stretta la vittoria, i risultati del referendum hanno mostrato l’immagine di un Regno Unito molto diviso, sia geograficamente che tra gli ambienti sociali e le generazioni.

In Inghilterra il 53,4% ha votato per lasciare l’UE. Al contrario, gli europeisti della Scozia ha supportato il rimanere al 62%. L’Irlanda del Nord ha anche votato per restare nell’UE al 55,7%, così come Gibilterra (95%) e Londra (60%).

La divisione tra le generazioni è stata anche chiara, mentre i giovani elettori hanno votato pro – UE e gli elettori più anziani, anti-UE.

Evidente è stato anche il divario tra le persone istruite, pro – UE, e quelle meno istruite, anti-UE.

SCOZIA: SECONDO REFERENDUM E DIALOGO IMMEDIATO CON LA UE

Adesso il capo del Governo regionale scozzese, Nicola Sturgeon, ha detto che desidera discutere direttamente con Bruxelles e con gli altri paesi dell’Unione europea “per proteggere” suo posto nell’UE.

In precedenza, aveva annunciato la volontà della Scozia di restare nel blocco e di fare un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno.

“Siamo determinati ad agire con decisione”, ha detto Sturgeon, aggiungendo: “il secondo referendum per l’indipendenza è chiaramente un’opzione che dovrebbe essere sul tavolo ed è sul tavolo”.

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