Papa Francesco: non “naturalizzare” la miseria

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‘Mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no: non importa la loro provenienza, esse circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà in tante parti del mondo’, ha detto papa Francesco alla sede del Programma alimentare mondiale (World Food Program) a Roma.

A proposito della fame il Papa ha detto che ‘oggi, in pieno secolo ventunesimo, molte persone patiscano questo flagello, è dovuto ad una egoista e cattiva distribuzione delle risorse, a una “mercantilizzazione” degli alimenti’.

‘Il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame’, ha ribadito il Papa argentino, ripetendo un concetto che aveva già espresso.

‘Una delle più grandi minacce alla pace e alla serena convivenza umana” è proprio la fame, per il Papa, un problema che deve essere affrontato ‘con determinazione’ e risolto ‘con urgenza’.

‘Abbiamo fatto dei frutti della terra – dono per l’umanità – commodities di alcuni, generando in questo modo esclusione’, ha detto papa Francesco, invitando a non “naturalizzare” la miseria, a non diventare immuni di fronte alle tragedie degli altri.

Non bisogna ‘burocratizzare’ il dolore, ha detto il Pontefice, perché ‘la miseria ha un volto. Ha il volto di un bambino, ha il volto di una famiglia, ha il volto di giovani e anziani. Ha il volto della mancanza di opportunità e di lavoro di tante persone, ha il volto delle migrazioni forzate, delle case abbandonate o distrutte’.

‘Quando mancano i volti e le storie – ha aggiunto il Papa – le vite cominciano a diventare cifre e così un po’ alla volta corriamo il rischio di burocratizzare il dolore degli altri. Le burocrazie si occupano di pratiche, la compassione, invece, si mette in gioco per le persone’.

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