Nuove speranze con l’atezolizumab per il cancro della vescica

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I risultati di uno studio presentati il 6 giugno al 52esimo congresso della Società Americana di oncologia clinica (Asco) di Chicago, fanno sperare su nuove terapie nei casi più gravi di cancro alla vescica, dopo oltre 30 anni di assenza di importanti innovazioni terapeutiche.

Con l’immunoterapia, la sopravvivenza è triplicata, per i pazienti con questo tipo di tumore responsabile di circa 151 000 casi all’anno in Europa. Il tumore alla vescica in Italia è il 3° tumore più rilevante e fa ammalare circa 27.000 nuove persone all’anno, colpendo in misura maggiore gli uomini.

Con l’immunoterapia, i pazienti con breve sopravvivenza, con prognosi di speranza di vita inferiore a 7 mesi, dopo la diagnosi, a 5 anni erano morti uno ogni due.

Lo studio è stato condotto su più di 100 pazienti e ha consentito più di 23 mesi di sopravvivenza in media, con alcuni pazienti che sono vissuti anche di più, dopo essere stati curati con l’atezolizumab.

I pazienti con cancro alla vescica, oggi, vengono trattati tramite chirurgia mutilante (rimozione totale della vescica con anastomosi degli ureteri alla cute o l’installazione di un sacchetto di urina extra-addominale a vita) e utilizzando un chemioterapico pesante (cisplatino), infuso in ospedale e sotto controllo medico.

L’atezolizumab è per il momento riservato ai pazienti “non idonei”, ossia a coloro che, a causa della loro fragilità renale, la loro età e la loro cattiva condizione fisica, potrebbero non beneficiare della chemioterapia convenzionale con cisplatino, il trattamento standard, i cui effetti collaterali sono pesanti (sordità, insufficienza renale).

Se l’atezolizumab si rivelerà effettivamente più efficace del cisplatino, nello studio di Fase III già in corso, questo aprirà la porta a una terapia meno tossica per tutti i pazienti.

La Food and Drug Administration (Fda) americana ha concesso l’approvazione accelerata per il farmaco immunoetrapico atezolizumab.

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