George Clooney: i migranti sono persone come noi

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George Clooney, si sa, talora sposa la causa dei più sfortunati. Invitato a parlare in una cerimonia di premiazione a Yerevan, in Armenia, sulla crisi della migrazione in Europa, ha chiesto ai paesi interessati di dimostrare empatia per i migranti.

“Li chiamiamo ‘rifugiati’, mentre sono solo persone come te e me”, ha osservato l’attore, raccontando: “La mia famiglia era fuggita negli anni della carestia in Irlanda e si era stabilita negli Stati Uniti. Al loro arrivo, i membri della mia famiglia erano stati chiamati ‘migranti’. “Tuttavia, se si stava in piedi davanti a loro e ci si prendeva il tempo per guardarli negli occhi si poteva vedere che quegli irlandesi erano solo dei semplici contadini in fuga dalla carestia”.

“La semplice verità è che tutti noi qui stasera siamo il risultato di qualche atto di gentilezza”, ha detto. “Siamo tutti saliti sulle spalle di persone buone che non hanno distolto lo sguardo quando eravamo in difficoltà, ha precisato Clooney, a Yerevan, invitando all’assistenza e all’assunzione delle proprie responsabilità nei confronti dei migranti.

GENOCIDIO ARMENO

L’attore era in Armenia domenica, a Erevan, per la commemorazione del genocidio armeno, che ha avuto luogo esattamente 101 anni fa.

George Clooney, durante la conferenza ha anche invitato il mondo a riconoscere il genocidio armeno, che ha fatto più di 1,5 milioni di morti tra il 1915-1917.

Amal Clooney come avvocato difende già l’Armenia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il negazionista turco Dogu Perinçek.

Georges Clooney era arrivato sabato nell’ex Repubblica Sovietica per partecipare alla camminata annuale.

L’attore statunitense fa parte del comitato che assegna il premio Aurora, voluto dal governo armeno a favore di coloro che mettono a rischio la loro vita per salvare gli altri.

CLOONEY

Gli antenati irlandesi di Clooney erano emigrati quando il paese era stato attraversato dalla peggiore carestia del XIX secolo.

L’attore è un attivista umanitario per il conflitto del Darfur.

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