Clima: firmato a NY l’accordo di Parigi, ora manca la ratifica dell’Italia

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I leader mondiali si sono riuniti nella sede delle Nazioni Unite venerdì per firmare l’accordo sul clima di Parigi e poter far entrare in vigore rapidamente il patto e iniziare a combattere il surriscaldamento globale.

All’evento hanno partecipato 175 paesi, il più grande numero mai registrato nel giorno della firma di un accordo internazionale.

In questo contesto alcuni disarmisti esigenti avevano scritto a Laura Boldrini e a Piero Grasso, per chiedere di non dare adito a operazioni mediatiche da parte di Renzi, poiché la ratifica dell’accordo sul clima di Parigi non è la semplice firma a New York, ma esige un responsabile impegno parlamentare.

Alfonso Navarra, Energia Felice ed obiettore alle spese militari, ed Antonia Sani presidente della WILPF Italia, (Women’s International League for Peace and Freedom ) per conto dei “disarmisti esigenti” (dall’ultimo appello di Stéphane Hessel) avevano inviato una lettera aperta, con l’obiettivo di sensibilizzare i parlamentari sull’importanza di ratificare, a New York, nel Palazzo di Vetro dell’ONU, con serietà e cognizione di causa, non con una semplice firma mediatica del premier Matteo Renzi e del Ministro Gian Luca Galletti, senza coinvolgere il Parlamento.

Nell’accordo sui cambiamenti climatici (COP 21) già approvato “per acclamazione” a Parigi il 12 dicembre scorso, l’Italia era tra i 195 Stati che si sono espressi in modo unanime, allo scopo di contenere l’aumento della temperatura della Terra entro i 2°C, e possibilmente entro 1,5°C, “per decarbonizzare l’economia e fuoriuscire dal sistema dei combustibili fossili”.

Tenutasi il giorno della terra, la cerimonia di New York è giunta quattro mesi dopo l’accordo faticoso di Parigi e segna il primo passo verso l’adesione dei paesi che intendono tagliare le emissioni di gas a effetto serra.

Stati Uniti, Cina e India, gli emettitori di gas serra superiori al mondo, non sono stati rappresentati al loro livello più alto, tra i capi di stato e di governo intervenuti per la firma.

L’accordo di Parigi entrerà in vigore non appena i paesi responsabili del 55 per cento dei gas serra del mondo avranno ratificato l’accordo.

La data obiettivo per l’accordo è il 2020, ma Cina e Stati Uniti hanno detto che ratificheranno quest’anno il patto e stanno spingendo per una rapida ratifica affinché l’accordo diventi operativo più presto, a fine 2016 o nel 2017.

Concordato da 195 nazioni, l’accordo di Parigi si pone l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.

Inserisce inoltre un onere per le nazioni ricche in aiuti verso i paesi più poveri affinché possano compiere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Il cammino verso l’accordo sta procedendo con i seguenti passaggi, due dei quali già effettuati: 1) l’approvazione del “documento di decisione” (Parigi, 12 dicembre 2015); 2) la firma degli accordi sul clima (New York, 22 aprile 2016); 3) il processo di ratifica da parte dell’Italia che ha bisogno di una legge di esecuzione e varie norme ed iniziative attuative.

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