Affetto da Parkinson, a 63 anni, torna a fare il maestro di sci

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Incredibile cosa possa fare la tecnologia medica oggigiorno. Un paziente di 63 anni, affetto dal morbo di Parkinson, ossia da quando di anni ne aveva 29, è tornato a fare il maestro di sci, dopo che è stato sottoposto a stimolazione cerebrale profonda nel Dipartimento di Neuroscienze delle Molinette di Torino.

Sottoposto a un impianto cerebrale, con una sorta di pacemaker nel cervello, i suoi sintomi del Parkinson sono stati bloccati. La malattia non è scomparsa ma il paziente, ora, è in grado di camminare e di svolgere la sua attività.

Migliorato, dopo 12 anni di malattia, il maestro è riuscito a ritornare a svolgere il suo lavoro.

LA TECNICA

La terapia a cui il maestro di sci è stato sottoposto prevede il posizionamento chirurgico bilaterale di un sottile elettrocatetere all’interno del cervello, che viene poi collegato ad un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore (simile a un pacemaker) solitamente impiantato sottocute nella regione toracica o addominale.

Quando il neurostimolatore è attivo vengono generati impulsi elettrici che raggiungono il cervello, dove interrompono o riducono i segnali elettrici che causano i sintomi della malattia di Parkinson.

Un programmatore consente dall’esterno di regolare gli impulsi.

L’intervento è stato realizzato presso il Dipartimento di Neuroscienze della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino.

Durante l’impianto il paziente è sveglio. Questo permette di registrare l’attività elettrica delle diverse strutture che si incontrano ma, soprattutto, di eseguire un test di stimolazione intraoperatoria, che permette di vedere gli effetti terapeutici sui sintomi e verificare che la stimolazione non provochi effetti collaterali.

A seconda del modello utilizzato e dell’intensità di stimolazione elettrica necessaria per il controllo dei sintomi, il neurostimolatore può durare da tre a nove anni (mediamente 5 anni). Quando si deve sostituire, viene riaperta l’incisione a livello toracico ed il “nuovo pacemaker” viene collegato al cavo di estensione e quindi agli elettrodi intracerebrali.

Il Centro delle Molinette oltre ai 250 impianti bilaterali (vale a dire 500 posizionamenti di elettrocatetere intracerebrale) ha anche eseguito nel corso degli anni circa 400 sostituzioni di stimolatori.

Questa tecnica è oggi approvata anche per altre malattie, quali le distonie, il disturbo ossessivo compulsivo, l’epilessia ed il tremore essenziale.

LA VENTENNALE ESPERIENZA DELL’OSPEDALE ‘LE MOLINETTE’

Quella che è senz’altro una tra le terapie chirurgiche più affascinanti ed interessanti è oggi una consolidata tecnica, grazie alla ventennale esperienza del Centro che opera all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino e che proprio in questi giorni diventa anche Centro Training per la formazione di medici e specialisti a livello internazionale, dicono gli esperti dell’ospedale piemontese.

“Quando nel 1998 iniziammo, tra i primi in Italia, ad interessarci e proporre la stimolazione cerebrale profonda per il trattamento del Parkinson non c’erano evidenze ed esperienze significative. Abbiamo voluto puntare su questa tecnica perché i pazienti avevano bisogno di una valida risposta terapeutica in alternativa al trattamento farmacologico quando questo non è più efficace. Le prime esperienze erano molto promettenti perché fin da subito i risultati erano evidenti, gli arti tornano ad essere meno rigidi, il tremore viene controllato ed i pazienti riacquistano una soddisfacente autonomia funzionale.”

Tra i 250 pazienti trattati ci sono molti casi unici ed eccezionali: “Per esempio una delle prime pazienti ad essere trattate era una paziente con esordio giovanile del Parkinson all’età di 27 anni. E’ stata operata quando aveva 51 anni, nel 1999, ed era gravissima perché totalmente incapace di muoversi. Oggi ha raggiunto l’età di 68 anni con una durata di malattia di 41 anni ed una parziale autonomia, una durata impensabile in passato.

Fonte Città della salute

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