Greenlight, grande successo alle Molinette del laser verde

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Una nuova tecnica laser, effettuata con il Greenlight, disponibile in Italia a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale, presso 50 centri ospedalieri, con una casistica di oltre 3000 interventi, a Torino, nell’ Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino Ospedale Molinette, sta avendo molto successo, con circa 400 pazienti operati con successo in due anni, tra i quali 100 con gravi problemi cardiovascolari.

La tecnica viene molto utilizzata anche nell’ipertrofia prostatica benigna (IPB) dell’Urologia universitaria, tutelando la potenza sessuale.

Nessun paziente sessualmente attivo ha sviluppato impotenza dopo l’intervento con Greenlight. Il laser non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria – ha detto il professor Simone Frea – in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica, non toccando la superficie: è come svuotare internamente un’arancia lasciando inalterata la buccia, là dove scorrono i nervi deputati alla funzione erettile ed a regolare la continenza. Inoltre evita recidive, a conferma che la metodica offre reale e definitiva soluzione per l’IPB”.

La tecnologia, messa a punto negli Stati Uniti, sfrutta l’azione di un potente laser al triborato di litio ad alta energia (180 W), che vaporizza solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in vapore. L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale. La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione l’area interessata senza provocare alcun sanguinamento, risolvendo l’ostruzione e ristabilendo una normale minzione. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni. Il laser verde offre un’immediata risoluzione dei sintomi e della minzione, il ricorso al catetere per meno di 24 ore.

In ambito cardiaco nel nostro Paese sono oltre 1 milione le persone che devono utilizzare abitualmente farmaci che facilitano la circolazione del sangue. Le nuove soluzioni tecnologiche possono aiutare, dato che gli interventi chirurgici sono la prima causa di sospensione degli anticoagulanti e degli antiaggreganti in pazienti con patologie cardiovascolari croniche.

“Secondo recenti dati del ministero della Sanità”, ha affermato il cardiologo Simone Frea, “ogni anno in Italia vengono effettuati 142.000 interventi di angioplastica coronarica con impianto di stent, che richiede una successiva terapia antiaggregante prolungata (per prevenire la formazione di trombi), che va assunta per almeno 12 mesi. Il periodo in cui prestare maggiore attenzione è il primo anno dopo l’impianto. Bisogna avere molta cautela nella gestione del paziente portatore di stent coronarico (in particolare di stent medicato) in occasione di un susseguente intervento. Infatti in caso di sospensione della terapia antiaggregante per ridurre i sanguinamenti legati all’atto chirurgico, vi è rischio di trombosi. Si calcola che il 10-20% di questi pazienti nei mesi susseguenti l’intervento possa avere necessità di un intervento chirurgico di tutt’altro genere. Tra questi una percentuale di rilievo è occupata dalla chirurgia della prostata: problemi prostatici e problemi legati alla circolazione del sangue vengono a trovarsi nella stessa persona. Il problema è tanto più rilevante in quanto la popolazione che assume regolarmente anticoagulanti e/o antiaggreganti è in aumento per l’incremento dell’età media e per il conseguente aumento delle persone “portatrici” sia di problemi circolatori sia di problemi prostatici. Nel complesso si ha a che fare non solo con persone alle quali è stato impiantato uno stent, ma anche con pazienti ad elevato rischio cardiovascolare perché diabetici o ipertesi, portatori di complicanze cardio e cerebrovascolari associate a fibrillazione atriale, o con pazienti portatori di valvole cardiache artificiali e quindi con la necessità di assumere farmaci anticoagulanti in modo continuativo.

“Greenlight” , ha precisato il professor Bruno Frea, “grazie all’istantanea coagulazione dei vasi che evita sanguinamento, è l’unico laser che ci consente di operare in assoluta sicurezza pazienti ad alto rischio operatorio come quelli con malattie cardiovascolari, della coagulazione ed i portatori di stent coronarici (in Italia ne vengono impiantati 142mila l’anno) in terapia anticoagulante e/o antiaggregante.

Questo laser è l’unico consigliato dalle Linee guida per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna dell’Associazione Europea di Urologia (EAU), in quanto consente di non sospendere la terapia antiaggregante e/o anticoagulante nel periodo perioperatorio, come invece avviene con la chirurgia tradizionale basato sulla Turp, la resezione endoscopica della prostata, l’intervento più eseguito finora.

Questi pazienti, quando si ricorre a tecniche chirurgiche tradizionali, non possono sospendere tale terapia a causa dell’elevato rischio emorragico post-operatorio, un fatto questo che spesso li induce a rinviare l’intervento con un peggioramento della funzione vescicale ed una possibile compromissione secondaria della funzionalità renale. Il laser verde, che si effettua in endoscopia (senza alcuna incisione cutanea) elimina l’adenoma prostatico. Il punto di forza del raggio laser al triborato di litio si trova nella sua capacità di effettuare un’istantanea vaporizzazione del tessuto, senza provocare sanguinamento, sia durante l’atto operativo sia nel post operatorio”. Il laser verde è anche indicato nei pazienti con pacemaker, perché evita il ricorso all’elettrobisturi (generatore di onde elettriche che possono interferire con la stimolazione elettrica dei pacemaker cardiaci). Questo tipo di laser preserva inoltre la potenza sessuale e previene l’incontinenza urinaria.”

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