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Incontro storico tra Bergoglio e Kirill

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Dove potesse arrivare Jorge Mario Bergoglio si intuì quella prima volta in cui, dopo il Conclave, si affacciò davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, a Roma, e si definì non il Papa, ma il Vescovo di Roma.

Chi è appassionato di storia sa che il motivo principale per cui la Chiesa d’Oriente di Costantinopoli (o Bisanzio o Istambul) si staccò da quella d’Occidente (di Roma) nell’anno 1054, come convenzionalmente si dice, perché non accettava la superiorità del Vescovo di Roma, ossia di colui che si riteneva il vescovo più importante della Cristianità perché diretto successore di Pietro. Fu allora che nacque la chiesa ortodossa, divisa da Roma, ma sorella gemella nella teologia e nei riti, se si eccettuano poche differenze non fondamentali.

Quello che Bergoglio lasciò preludere quando si affacciò per la prima volta dal balcone del Palazzo apostolico si sta attuando adesso, mentre il Vescovo di Roma ha incontrato il
patriarca ortodosso Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, leader religioso più infuente nell’ambito della Chiesa d’Oriente.

Ma se Roma, non si è fatta in una volta sola, anche il riavvicinamento tra le due chiese, quella d’Oriente e quella d’Occidente non può avvenire d’un botto.
Troppo lunga è la frattura millenaria, troppo profonde e recenti le ideologie che hanno diviso Oriente e Occidente.

Eppure non poteva essere che un personaggio come Bergoglio a portare avanti quel dialogo tra le chiese già iniziato con Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II.

L’attuale Pontefice argentino viene da un mondo come quello sudamericano che ha strizzato l’occhio al socialismo quando in Europa c’era la Cortina di ferro e ha dato vita alla Teologia della Liberazione, che partendo dai valori comuni di una maggiore uguaglianza finì poi per essere condannata da Roma, perché troppo vicina al sentire comunista.

Bergoglio prese le distanze dalla Teologia della Liberazione, ma è per la difesa dei poveri, come un certo spirito socialista, e come molti teologi di quella corrente ecclesiastica.

La “concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa”, disse papa Giovanni Paolo II in uno dei suoi primi viaggi apostolici in Messico a proposito della Teologia della Liberazione.

E ad avvinare Bergoglio a un persoggio come Kirill, in sintonia con Putin non poteva che essere questo momento storico in cui la Russia sta bombardando la Siria, malgrado le intenzioni di tregua, mentre cresce anche la preoccupazione per la persecuzione dei cristiani in alcune areee del mondo.

Al centro dei colloqui tra Bergoglio e Kirill le persecuzioni dei cristiani, cattolici e ortodossi, in Medio Oriente e in Africa, oltre a quelli universali della pace e di una maggiore giustizia.

Chissà se le due Chiese, quella di Roma e quella di Costantinopoli, riusciranno mai a riunificarsi un giorno…certo è che con l’incontro di Cuba tra il Papa di Roma e Patriarca di Mosca e di tutte le Russie si è fatto un secondo passo storico, dopo il primo fatto da Giovanni Paolo II.

(Paola Ort.)

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