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Dire ‘no’ al fumo dipende dal cervello

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I fumatori che riescono a smettere di fumare potrebbero essere cablati per il successo, grazie alla maggiore comunicazione che hanno tra le loro due regioni del cervello, secondo un nuovo studio americano.

I ricercatori osservando le scansioni cerebrali dei fumatori che avevano cercato di smettere hanno trovato che queste persone avevano qualcosa in comune: una connessione più forte tra l’insula e la corteccia somatosensoriale.

La ricerca fatta nella Duke University di Durham, in Carolina del Nord, dice che sono necessarie ulteriori ricerche per capire come funziona la connessione tra le due regioni cerebrali.

Dall’insula, che controlla l’emotività, partono le voglie, mentre la corteccia somatosensoriale è significativa per il movimento e per il controllo del comportamento.

Per studiare il comportamento del cervello nei fumatori che erano riusciti a smettere, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica, scansionando i cervelli di 85 persone che, un mese prima, avevano cercato di smettere di fumare. Li hanno seguiti per 10 settimane al fine di vedere se fossero riusciti e perché.

All’inizio dello studio, i partecipanti fumavano in media 19 sigarette al giorno e avevano fumato per circa 19 anni. La loro età media era di 38 anni e poco più della metà erano donne.

I partecipanti hanno avuto dei cerotti alla nicotina che li aiutava a smettere di fumare, ma poco in termini di consulenza o di supporto aggiuntivo.

Durante il periodo di studio, circa la metà dei fumatori è riuscita a smettere.

Lo studio pubblicato su ‘Neuropsychopharmacology’ ha evidenziano che chi aveva più connettività funzionale tra l’insula e la corteccia somatosensoriale aveva avuto più probabilità di smettere di fumare.

L’attività del cervello potrebbe essere il bersaglio di future terapie per contrastare la dipendenza dal tabacco.

Molte persone non rispondono ai trattamenti attualmente disponibili per smettere di fumare, come i cerotti alla nicotina o altri farmaci.

Fattori come la genetica, la durata dell’esposizione al tabacco, lo stress, i farmaci e i disturbi psichiatrici o medici possono influenzare il successo del trattamento.

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