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Resistenza agli antibiotici: l’Italia è tra i paesi europei più colpiti

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Secondo uno studio della SIMIT, di prossima pubblicazione, il 54% dei ricoveri in tutte le unità operative infettive d’Italia sono dovuti a infezioni batteriche.

IL CONGRESSO – Si è concluso a Milano il 5° Congresso Internazionale AMIT, Argomenti di Malattie Infettive, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”. Più di trecento gli specialisti provenienti da tutta Italia nella due giorni del 12 e 13 marzo. Il Congresso, ormai giunto alla quinta edizione, continua nella propria tradizione di proporre argomenti di grande attualità in campo infettivologico accentrando, in particolare, l’attenzione sulla realtà della continuità assistenziale che comprende il livello ospedaliero e territoriale.

IL PROGRAMMA – “Stiamo affrontando sia a livello globale che locale delle emergenze epidemiologiche, in alcuni casi drammatiche, causate dalla sempre più grande diffusione di ceppi batterici con sensibilità a poche o addirittura nessuna classe di antibiotici – spiega il Presidente del Congresso Marco Tinelli, Direttore Azienda Ospedaliera di Lodi e Componente del Consiglio Nazionale della SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – A tal proposito, come scelta iniziale delle sessioni congressuali, abbiamo identificato la disamina degli effetti patogeni più rilevanti, sia dal punto di vista microbiologico che epidemiologico, provocati dai microrganismi multi-resistenti e l’impatto che ne deriva nella pratica clinica. E’ pertanto fondamentale, di fronte alle sfide che dobbiamo affrontare, proporre dei modelli di controllo delle infezioni i più razionali ed efficaci possibili”.

IL FENOMENO – Sono 4.100mila circa i pazienti della Comunità Europea che vengono colpiti da infezioni legate all’assistenza sanitaria con una stima di 147mila morti ogni anno. Le infezioni più frequenti sono le polmoniti, soprattutto quelle legate alle comunità e agli ospedali, che percentualmente sono il 19,4% di tutte le infezioni, le post chirurgiche, che riguardano il 19,6% del numero complessivo e le infezioni urinarie il 19%. Particolarmente frequenti anche le infezioni del torrente circolatorio (10,7%) e gastrointestinali (7,7%).

Secondo molti studi scientifici, in molti pazienti il 48% dei farmaci impiegati risultano inefficaci alla cura. Sotto accusa soprattutto i chinoloni, in particolare la Levofloxacina e Ciprofloxacina tra i più usati sia dai Medici di Famiglia che in Ospedale. L’Italia è tra i paesi della comunità europea che ha le più alte percentuali di resistenza alla maggior parte degli antibiotici con percentuali che vanno dal 25% a oltre il 50%. L’Italia è anche il paese della Comunità Europea dove circolano anche più batteri resistenti a tutti gli antibiotici.

Tale fenomeno di multi resistenza agli antibiotici preoccupa particolarmente per il rischio di contrarre infezioni all’interno degli ospedali, italiani ed europei, dove è alto il tasso di infezioni in particolare per gli enterobatteri, batteri che comunemente colonizzano l’intestino senza dare nessun problema. Purtroppo alcuni di essi, proprio a causa dell’uso eccessivo degli antibiotici diventano resistenti. Tra questi vi è soprattutto l’Escherichia Coli (15,9%) e la Klebsiella Pneumoniae (8,7%) quest’ultima soprattutto con elevata resistenza a gran parte o a tutti gli antibiotici. Poche le soluzioni in questi casi, e poche chance di trovare una moltitudine di antibiotici attivi nel prossimo futuro, perché le case farmaceutiche investono tendenzialmente verso altre molecole per malattie che durano tutta la vita e non per brevi cicli come con gli antibiotici.

In Francia è stata documentata la presenza di batteri multiresistenti anche negli asili infantili; in Italia, per la prima volta in Europa, secondo uno studio che è stato condotto nelle aree di Lodi e di Lecco è stato dimostrato che nell’anziano, soprattutto nei casi degli over70, che risiede a domicilio e non ha avuto contatti con strutture ospedaliere per almeno sei mesi, si riscontrano batteri ad alta resistenza a quasi tutti gli antibiotici che circolano nel territorio così come avviene in ospedale sia pur con una percentuale più bassa di isolamenti che sia aggira intorno al 5%.

Altrettanto resistenti sono anche i carbapenemi, farmaci normalmente considerati “salvavita” quando altri non funzionano. In Italia, le resistenze ai carbapenemi vanno dal 25 a 50 % la più alta in Europa dopo la Grecia. Una volta “bruciati” i carbapenemi, rimane come ultima chance l’antibiotico colistina che peraltro è molto tossica per il rene e per il sistema nervoso centrale e si deve usare solo presso centri ad alta qualificazione ed esperienza nell’antibiotico-terapia. L’Italia, insieme alla Grecia, è anche il paese della Comunità Europea dove circolano anche più batteri resistenti a tutti gli antibiotici, carbapenemi e colistina compresi.

Recentemente è stato isolato per la prima volta in Italia dal gruppo dei Microbiologi di Lecco, Siena e Firenze un battere molto comune che è diventato resistente a quasi tutti gli antibiotici (tranne la colistina) chiamato Citrobacter. Tale microrganismo è presente nell’intestino ma determina soprattutto infezioni delle vie urinarie ed è molto diffuso a tutti il livelli: ospedali e territorio. Molto pericolose per la vita anche le infezioni da batteri Klebsiella Pneumoniae, che colpiscono il 23% dei pazienti ospedalizzati, ed il 4,8% in quelli non ospedalizzati.

LE CAUSE – “Secondo una ricerca europea – aggiunge il Dott. Marco Tinelli – l’Italia è il paese europeo in cui si fa meno uso di salviette bagnate con l’alcol. Il non lavarsi correttamente le mani aumenta la probabilità di contagio del 50%. Tra le altre cause di contagio, sebbene ricordato da pochi, secondo uno studio del EFSA, European Food Safety Authority e dell’ECDC – European Center for Diseases Prevention and Control pubblicato alla fine di Gennaio di quest’anno, l’Italia è il paese europeo che usa più antibiotici per gli allevamenti animali. Questo provoca un’assuefazione agli antibiotici, favorendo successivamente l’emergenza di resistenze batteriche anche nell’uomo. Sempre secondo l’ECDC – European Center for Diseases Prevention and Control l’Italia, assieme al Belgio e Francia, è il Paese dove si consumano più antibiotici in Europa sia livello ospedaliero che di comunità. Scarse le attenzioni da parte delle istituzioni nei confronti dell’uso eccessivo di antibiotici o per la non conformità del rispetto alle linee guida internazionali. I programmi di formazione per i Medici e le linee guida per una gestione corretta sono a macchia di leopardo e non coprono l’intero territorio nazionale.

Secondo uno studio della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), di prossima pubblicazione, il 54% dei ricoveri in tutte le unità operative di malattie infettive d’Italia sono dovuti a infezioni batteriche. Solo venti anni fa la tendenza era molto diversa: erano molti di più i ricoveri dovuti all’Aids, attualmente più sotto controllo rispetto al passato e rispetto a queste nuove infezioni.

LOMBARDIA – La Lombardia è la regione italiana dove ci sono più strutture ospedaliere per malati critici. Presso tali pazienti si sviluppano più facilmente infezioni anche gravi molte delle quali da batteri ad alta resistenza agli antibiotici. Il problema è la gestione della terapia antibiotica (la cosiddetta “antibiotic stewardship” dove in Lombardia, come nel resto d’Italia, non sono stati sviluppati dei programmi ancora efficaci di gestione per la corretta somministrazione degli antibiotici specie nei pazienti a più alto rischio di infezione come gli immuno-compromessi (trapiantati, neoplastici, anziani, ecc). A preoccupare particolarmente è la percentuale elevate di anziani over 70 con infezioni gravi, in particolar da enterobatteri, batteri che normalmente sono i principali componenti della flora batterica intestinale e non danno problemi. Nelle persone fragili come l’anziano possono diventare virulenti e dare origine ad infezioni anche molti gravi. Tra questi batteri il più diffuso è l’E. coli ma il più pericoloso è Klebsiella pneumoniae. Il problema nell’anziano in Lombardia è particolarmente sentito perché è la regione d’Italia a più alta densità di posti letto per abitante (28,3 per 100 abitanti) nella case di riposo (le RSA). Presso tali strutture si riscontrano percentuali elevate di infezioni batteriche causate da batteri resistenti agli antibiotici più comuni.

Il problema di Milano, inoltre, è la caratterizzazione dei nuclei abitativi: la percentuale di famiglie monocomponenti o bicomponenti raggiunge il 51 %. Molte di queste persone sono disabili e con numerose malattie associate (comorbilità). Questo determina una particolare vulnerabilità alle infezioni anche da batteri ad alta resistenza. Infatti non solo negli ospedali e nelle case di riposo ma anche nel territorio (nuclei abitativi, ecc) si trovano gli stessi batteri resistenti alla gran parte degli antibiotici. Uno studio recente eseguito in Lombardia nei territori delle provincie di Lodi e di Lecco, tra i primi a livello internazionale, ha dimostrato che purtroppo le resistenze agli antibiotici si stanno diffondendo, nella misura del 5%, anche fuori dagli ospedali e dalle case di riposo per anziani e cioè nel territorio vero e proprio (abitazioni, locali in comune, ecc.) Da ciò ne deriva che molto spesso gran parte degli antibiotici comunemente usati dai Medici di Famiglia sono del tutto inefficaci.

(Francesco Salvatore Cagnazzo)

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